Il Florian Metateatro, nell’ambito del progetto “Oikos”, presenta sabato 3 ottobre alle ore 18, al Teatro Comunale di Città Sant’Angelo, lo spettacolo della compagnia Fantacadabra e del Teatro Stabile d’Abruzzo: “Francesco Giullare di Dio”
Raccontare Francesco, a otto secoli di distanza, significa anche confrontarsi con domande che continuano a riguardare il presente. È da questa prospettiva che nasce “Francesco Giullare di Dio”, spettacolo teatrale che sceglie di ripercorrere la vicenda di San Francesco non soltanto come una pagina della storia medievale, ma come un’occasione per interrogarsi sul significato della libertà, del possesso, della povertà, dell’incontro con l’altro e della pace.
Al centro della rappresentazione non c’è un’immagine idealizzata o celebrativa del santo, ma l’uomo che lo ha preceduto. Francesco viene raccontato come un giovane figlio di un ricco mercante, appassionato di musica, feste e sogni di gloria, desideroso di conquistare un posto nel mondo e il riconoscimento degli altri. Un percorso destinato a cambiare profondamente dopo la guerra, la prigionia e il confronto con la sofferenza e con la povertà.
La sua trasformazione diventa così soprattutto un viaggio alla ricerca di sé. Lo spettacolo attraversa alcuni degli episodi più significativi della sua vita: il conflitto con il padre, la scelta della povertà, l’incontro con il lebbroso, la nascita della fraternità, l’arrivo di Chiara, la predicazione, le difficoltà della prima comunità e il rapporto con la Chiesa e con il potere.
Dentro questi passaggi, però, la rappresentazione cerca soprattutto l’uomo: un Francesco capace di avere paura, di sbagliare, di cambiare e di mettere in discussione le regole del proprio tempo.
Uno dei fili conduttori dello spettacolo è il rapporto con l’altro. In un presente ancora segnato da guerre, conflitti e divisioni, la vicenda di Francesco viene proposta come spunto per riflettere sulla possibilità di scegliere il dialogo invece dello scontro.
Francesco, secondo la lettura proposta dalla rappresentazione, non si avvicina al proprio nemico per combatterlo, ma per incontrarlo. Da qui nasce una domanda rivolta direttamente al pubblico: cosa potrebbe accadere se, prima di prepararsi a combattere l’altro, si scegliesse di andargli incontro?
La stessa prospettiva riguarda il rapporto con la povertà e con la fragilità. Francesco nasce nel benessere e conosce il desiderio di possedere e di essere riconosciuto. La sua scelta viene quindi presentata non come conseguenza della miseria, ma come una decisione radicale di cambiare il proprio rapporto con le cose. L’incontro con il povero, il malato e il lebbroso diventa il momento nel quale chi era stato considerato diverso e da evitare viene riconosciuto come persona da ascoltare e accogliere.
“Francesco Giullare di Dio” utilizza un linguaggio teatrale che combina narrazione, comicità, canto, musica, poesia e giullarità. Una scelta legata anche al significato attribuito alla figura del giullare, capace di rovesciare i punti di vista, mettere in discussione le certezze e persino ridere del potere.
È proprio questa dimensione a suggerire una rappresentazione di Francesco distante da una lettura esclusivamente solenne. Il “giullare di Dio” diventa così l’immagine di un uomo che continua a interrogarsi sul modo più giusto di stare al mondo.
Lo spettacolo guarda anche al mondo della scuola, proponendosi non come una lezione o come un racconto capace di fornire risposte già definite, ma come uno spazio nel quale gli studenti possano confrontarsi con interrogativi complessi.
La libertà, il possesso, la diversità, la pace, il rapporto con la natura e la capacità di cambiare prospettiva diventano così temi attraverso i quali la vicenda di Francesco può dialogare con il presente.
In questa prospettiva, il teatro non pretende di offrire risposte definitive. Il suo compito diventa piuttosto quello di aprire uno spazio di ascolto e di riflessione, invitando il pubblico a guardare una storia conosciuta con occhi nuovi e, soprattutto, a tornare a porsi delle domande.
“Francesco giullare di Dio” è un progetto teatrale sulle orme di San Francesco d’Assisi con l’ideazione e la regia di Mario Fracassi. Le scene di Armando Cipriani. I costumi Antonella Di Camillo. Disegni Alessandro Leopardi. Oggetti e pupazzi Daniela Verna. Musiche e canzoni Dino Paoloni e Vito Pacchiarotta. Lo spettacolo vede in scena Santo Cicco, Laura Tiberi, Roberto Mascioletti, Eleonora Cipolloni, Mario Fracassi


