Case Pente, nuove polemiche sugli scavi archeologici: “Salvata solo la capanna che non interferisce con la centrale Snam”

Nuove accuse del Coordinamento Per il Clima Fuori dal Fossile sulla gestione delle emergenze archeologiche emerse a Case Pente durante i lavori per la realizzazione della centrale Snam. Secondo il Coordinamento, le tracce delle oltre quaranta capanne riportate alla luce dagli scavi di archeologia preventiva sono state sepolte sotto il cantiere della centrale. L’unica eccezione è rappresentata dalla cosiddetta “capanna 45”, l’unica struttura preservata perché non interferisce con le opere previste dall’impianto.

A sostegno della denuncia, il Coordinamento cita una nota inviata dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Aquila a Snam il 24 gennaio 2025 (protocollo n. 1017). Nel documento si legge che, considerata la posizione della capanna 45 in un’area non interessata da montaggi meccanici di tubazioni o dalla realizzazione di strutture, e vista la vicinanza sia al perimetro del cantiere sia a un edificio di epoca romana destinato a un progetto di valorizzazione, si ritiene opportuno concordare forme di riproposizione della struttura per consentirne la futura fruizione.

Per il Coordinamento, il contenuto della comunicazione dimostra che vengono salvaguardate soltanto le testimonianze archeologiche che non rappresentano un ostacolo alla realizzazione della centrale o che si trovano ai margini dell’area interessata dai lavori. Tutte le altre, afferma l’associazione, sono state sacrificate alle esigenze del progetto industriale.

L’organizzazione contesta inoltre quella che definisce una subordinazione della tutela del patrimonio culturale agli interessi economici di Snam, sostenendo che l’opera non risponde a un interesse strategico né per l’Italia né per l’Europa. Da qui la richiesta di chiarimenti alla Soprintendenza, chiamata a spiegare ai cittadini le ragioni delle proprie decisioni.

Il Coordinamento ricorda di aver diffuso, negli ultimi tre anni, numerosi comunicati per denunciare quello che definisce uno “scempio archeologico” e un “crimine storico e culturale” in corso a Case Pente. A fronte di tali denunce, sottolinea, non è mai arrivata una presa di posizione pubblica da parte della Soprintendenza, né precisazioni né smentite.

Nel comunicato vengono chiamate in causa anche le istituzioni locali. Il Coordinamento si chiede quale sia stato il ruolo del sindaco di Sulmona, Luca Tirabassi, nella tutela del sito archeologico e se siano state adottate iniziative per impedire che la scoperta di un insediamento risalente a circa 4.200 anni fa venisse definitivamente cancellata dall’avanzamento dei lavori.

Le stesse richieste di chiarimento sono rivolte agli enti pubblici preposti ai controlli e alla Procura della Repubblica di Sulmona. Il Coordinamento ricorda che il procuratore ha recentemente effettuato un sopralluogo nel cantiere e chiede di conoscere gli esiti degli accertamenti e le valutazioni maturate in relazione agli esposti presentati.

Secondo il Coordinamento Per il Clima Fuori dal Fossile, la vicenda Snam rappresenta un caso emblematico del mancato rispetto delle norme poste a tutela del patrimonio culturale e del principio secondo cui la legge deve essere uguale per tutti. Una situazione che, conclude l’associazione, impone alle istituzioni il dovere di fornire risposte chiare e di garantire il pieno rispetto dello Stato di diritto.