La mobilità ciclabile non può essere considerata un tema di schieramento politico, ma una questione di interesse pubblico. È il messaggio lanciato dal presidente di FIAB L’Aquila e coordinatore regionale dell’associazione, che torna a chiedere la realizzazione di uno o più assi ciclabili protetti in grado di attraversare il capoluogo e collegarne i principali quartieri.
La riflessione nasce anche dalla partecipazione dell’associazione ad alcune assemblee pubbliche dedicate al futuro della città, durante le quali è emersa la centralità della mobilità sostenibile nel dibattito urbanistico. Secondo FIAB, la possibilità di muoversi in sicurezza in bicicletta rappresenta un diritto che riguarda l’intera comunità e non può essere ricondotto a una specifica area politica.
L’associazione evidenzia come il miglioramento del trasporto pubblico e lo sviluppo della ciclabilità siano due obiettivi complementari. Un servizio di autobus più efficiente, caratterizzato da maggiore frequenza e puntualità, costituisce infatti uno degli elementi indispensabili per ridurre la dipendenza dall’automobile, soprattutto negli spostamenti urbani di breve distanza. Parallelamente, però, è necessario realizzare infrastrutture ciclabili che consentano di percorrere la città in condizioni di sicurezza.
Per FIAB il punto di partenza è rappresentato dalla creazione di una vera e propria “colonna vertebrale” della rete ciclabile, già prevista dal Biciplan adottato dal Comune dell’Aquila nel 2022. L’associazione sottolinea la differenza tra una pianificazione costruita sulla base di una rete organica e la realizzazione di singoli tratti di pista nati esclusivamente in occasione di finanziamenti o di altri interventi edilizi. Un approccio che, secondo FIAB, ha prodotto in molte città italiane infrastrutture frammentate, incapaci di garantire continuità agli spostamenti.
L’associazione richiama anche uno studio pubblicato sul Journal of Cycling and Micromobility Research, dedicato alla pianificazione ciclabile nel Canton Zurigo, che distingue tra la “pista come progetto” e la “pista come rete”. Nel primo caso le opere vengono realizzate in maniera episodica, seguendo le opportunità del momento; nel secondo, invece, ogni intervento risponde a una strategia complessiva di collegamento tra i diversi punti della città.
Secondo FIAB, L’Aquila dispone già delle condizioni per avviare questo percorso. Le recenti corsie ciclabili hanno rappresentato un primo segnale di attenzione verso la mobilità su due ruote, ma non offrono il livello di sicurezza garantito dalle piste fisicamente separate dal traffico. In arterie ampie come via Corrado IV o la Strada Statale 80, osserva l’associazione, la realizzazione di assi ciclabili protetti sarebbe tecnicamente possibile e consentirebbe di collegare in modo efficace la zona est della città con il centro urbano.
Un’altra occasione da cogliere riguarda i numerosi cantieri ancora aperti per la ricostruzione post-sisma e per le opere di riqualificazione urbana. Integrare la realizzazione delle infrastrutture ciclabili negli interventi già programmati permetterebbe di contenere i costi e di accelerare la costruzione della rete, evitando di intervenire successivamente sulle stesse strade.
Per FIAB la sfida è soprattutto culturale. Un sistema di mobilità che favorisca gli spostamenti a piedi, in bicicletta e con il trasporto pubblico, sostiene l’associazione, migliora la qualità della vita urbana, aumenta la sicurezza stradale e offre un’alternativa concreta all’uso dell’automobile.
La proposta, conclude FIAB, è quella di avviare la realizzazione di uno o più assi ciclabili protetti lungo le direttrici già individuate dagli strumenti di pianificazione comunale, trasformando la mobilità sostenibile in un progetto condiviso dalla città e non in un tema di contrapposizione politica.


