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Il razzismo e le violenze della polizia contro le minoranze etniche in Usa e in tante altre parti del mondo. Questo uno dei temi di questo numero di giugno. Un tema, questo del razzismo contro le persone dalla pelle nera, che si lega a tante altre forme di violenza contro i poveri, gli stranieri e i carcerati.

Più che mai vere le frasi del regista afroamericano Kevin Jerome Everson: se i bianchi commettono un crimine, si tratta sempre dell’azione di un individuo. Se un bianco commette una strage, si tratta di un folle o di malato. Un serial killer bianco è sempre un “lupo solitario”. O un pazzo. Se un afroamericano commette un crimine, allora è tutta la comunità che lo commette. Perché i bianchi si ritengono essenzialmente “buoni”.

Ne parliamo in queste pagine dedicate a George Floyd, e a tutti gli “esclusi” e anche a Marco Boattini, Salvatore Cuono Piscitelli, Slim Agrebi, Artur Iuzu, Hafedh Chouchane, Lofti Ben Masmia, Ali Bakili, Erial Ahmadi, Ante Culic, Carlo Samir Perez Alvarez, Haitem Kedri, Ghazi Hadidi, Abdellah Rouan, i tredici detenuti morti in seguito alle rivolte di marzo, molti dei quali deceduti durante il trasferimento in altri istituti. Nessuno si era accorto che stavano male.

Nella rivista troverete anche una sezione dedicata alla pandemia e ai frutti che questo virus lascia nel nostro mondo. Una mutazione, come dice nel suo saggio Marco Bracconi, che mostra il peggio della nostra società e dove è sempre più evidente una terribile selezione tra vite da salvare e vite da scartare. Illuminante in proposito il rapporto dal titolo “Sorvegliare la pandemia” realizzato da Amnesty International frutto di un monitoraggio su razzismo istituzionalizzato e discriminazioni e che è stato compiuto tra marzo e aprile in 12 stati europei.

All’interno di questo numero il terzo fascicolo di In carta libera, iniziativa editoriale avviata grazie a un progetto finanziato dalla Regione Abruzzo e da Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali. Suela, detenuta a Madonna del Freddo a Chieti, è una delle sarte dell’Istituto. Nel suo testo emerge tutta la sua gioia e di quella delle sue compagne: “risorse e non solo detenute” alle prese con le macchine da cucire per la realizzazione delle mascherine anti contagio.