Il “J’accuse” di Voci di dentro

“Cos’è il carcere? chi va lì? come e perché ci vanno, cosa succede lì? e qual è la vita dei detenuti, e quella, ugualmente, del personale di sorveglianza? come sono gli edifici, il cibo e l’igiene? come funzionano i regolamenti interni, il controllo medico e le officine; come si esce e cosa significa essere, nella nostra società, uno di quelli che sono usciti”. 

Queste domande se le chiedeva nel ’71 Michel Foucault. Oggi, a 40 anni da allora, dobbiamo riconoscere che del carcere, e cioè che cosa sia e da chi  sia popolato sappiamo ben poco o nulla. Sommersi da montagne di informazioni e notizie, ancora oggi la realtà resta ben nascosta. “Mascherata”.  Davvero, se la pena del carcere fosse visibile allora nessuno invocherebbe il carcere…per nessuno. Perciò, ecco le fotografie e i testi che provano a raccontare il carcere, quello di oggi,  quello dove la dignità umana è calpestata in tutte le sue forme, in tutti i suoi momenti. In prima pagina il nostro J’Accuse, come il J’Accuse di Zola apparso su l’Aurore nel 1898, per accusare, ancora una volta, un sistema che permette, nonostante tutto ciò sia noto, il perpetuarsi di questa situazione di violenza dell’uomo sull’uomo, delle istituzioni sull’uomo.

Oltre alle  immagini, gli articoli  di detenuti ed ex detenuti, il testo del professor Ceraudo, autore di “Uomini come bestie. Il medico degli ultimi”. Un “viaggio” nell’illegalità di questo stato che si è preso innanzitutto i corpi di uomini e donne trasformati in folli, come un tempo, prima di Basaglia, si trasformavano in folli donne e uomini e anche bambini. Un viaggio nelle carceri come nei campi di concentramento raccontati in “Se questo è un uomo” da Primo Levi. In questo numero troverete un’intervista all’Arcivescovo Forte e al presidente del Tribunale di Sorveglianza di Firenze Bortolato, autore con Edoardo Vigna di un libro dal titolo “Vendetta pubblica. Il carcere in Italia”, che ricorda come nel nostro paese i giudici della Sorveglianza sono una sparuta compagine di appena 200 persone. E poi, ancora, le riflessioni del portavoce di Amnesty International Riccardo Noury con il quale approfondiamo anche la vicenda di Patrick Zaki, in carcere dal febbraio dello scorso anno. In questo numero, inoltre, un’ampia sezione che abbiamo chiamato “il corpo e il diritto” con un intervento sul Ddl Zan, un approfondimento di un nostro esperto sull’identità di genere, le riflessioni sul potere maschile e sulla donna, sulla disabilità, sull’arte del tatuaggio, e sullo spettacolo teatrale “Stabat Mater” dedicato alla morte di Cristo e al dolore di Maria, dolore che nessuna resurrezione potrà mai cancellare. Eric Salerno, infine ci guida in Israele e Palestina, in un viaggio tra popoli in guerra in terre che la follia umana ha reso inaccessibili, con la speranza che si possa un giorno camminare in questo nostro mondo con più rispetto e meno avidità.

Anche in questo numero il doppio inserto “News No Fake” dedicato al Covid frutto di un progetto finanziato dalla Regione Abruzzo.

 

per sfogliare la rivista: https://ita.calameo.com/read/0003421546318817bbaa1

 

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